IL TERRORE COMUNISTA

 

Dal 1948, il partito comunista prende di mira i cristiani. Gli ortodossi e i protestanti sono le prime vittime. Poi i cattolici sono perseguitati a loro volta. Segue una successione di processi e di condanne arbitrarie.

Prima di prendersela con la minoranza cattolica, una minoranza che è tuttavia considerata come il nemico numero uno del comunismo poiché rappresentante del Vaticano e del Papa, il potere comunista bulgaro e il suo partito forte di 800.000 membri (1 Bulgaro su 10!) se la prendono con gli altri cristiani, ortodossi e  protestanti, che sono le prime vittime.

 

campo di concentramento di Belene

 

Un rapporto del partito comunista, ritrovato negli Archivi del partito stesso, analizza "la situazione e l'attività del clero ortodosso e cattolico tra il 1° gennaio e il 31 marzo 1948". Il rapporto nota che il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa è un "covo di forze reazionarie". Le attività dei preti delle parrocchie ortodosse, le loro riunioni e i loro propositi sono spiati e analizzati. Saranno presto "messi in riga". Preti cattolici e protestanti sono sorvegliati allo stesso modo e vari rapporti sono stilati in vista dei futuri processi.


Il culto totalmente sorvegliato.

Il 16 febbraio 1949 è adottata una legge sui culti, modellata sulla legislazione rumena e russa. Questa legge ha come conseguenza di blindare totalmente l'esercizio del culto: controlli di ogni tipo, divieto di pubblicare, di insegnare, di aprire ospedali, orfanotrofi, confisca di beni… Tutte le scuole "straniere" sono espropriate, tra cui nove collegi e licei francesi per ragazzi e ragazze, come pure un liceo americano.
Dal 25 febbraio al 9 marzo 1949 si svolge il processo di 15 pastori protestanti di cui quattro sono condannati all'ergastolo. Analogamente a quello che succede in Bulgaria, le Chiese cristiane subiscono la stessa sorte nelle cosiddette democrazie popolari vicine. Queste Chiese diventano "Chiese del silenzio".
In Jugoslavia, Mgr Stepinac è arrestato il 17 settembre 1946. In Ungheria, il cardinale Mindszenty è arrestato il 2 dicembre 1948 e condannato il 4 febbraio seguente alla prigione a vita.

In Cecoslovacchia, il 20 settembre 1949, sono arrestati centinaia di monaci e di preti. Gli arresti si moltiplicano nei mesi seguenti per culminare il 31 marzo 1950 con un processo contro i religiosi cattolici, condannati ai lavori forzati e alla chiusura di tutti i loro monasteri dal 7 maggio dello stesso anno. In tutto saranno internati 2.000 preti.

In Romania, il 10 maggio 1950, il vescovo di Alba Julia, Mgr Arthémis, detenuto da 18 mesi, muore in prigione e, il 5 luglio, tutti i vescovi romani come pure 600 preti sono imprigionati. 
Il 4 ottobre, due prelati cattolici ucraini muoiono in Siberia dove erano stati deportati.
L'11 dicembre 1950, Mgr Beran, arcivescovo di Praga, è arrestato con varie centinaia di preti.
In Polonia, il cardinale Wyszinski, Primate del Paese, è arrestato il 26 settembre 1953.

La grande persecuzione
Questi richiami della grande persecuzione dei cristiani sotto il terrore comunista sono necessari per meglio inquadrare il processo che è sfociato nella condanna a morte dei tre Assunzionisti bulgari e di un vescovo passionista.

Tutti questi diversi processi, ispirati dall'URSS, che ha fatto assassinare, dal 1917 agli anni 1980, centinaia di vescovi ortodossi, migliaia di preti e milioni di fedeli, hanno avuto come unico obiettivo finale quello di distruggere completamente la fede cristiana. Doveva essere sostituita dal dogma marxista leninista

 

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