MILLE ANNI DI CRISTIANESIMO

 


Boris e tutto il suo popolo hanno ricevuto il battesimo dalle mani di un vescovo bizantino, nell'anno 865. E' per questo che la Chiesa bulgara si è organizzata sul modello bizantino.

La Chiesa bulgara conservava alcuni legami con Roma; si sfilacciarono dopo la separazione tra Roma e Costantinopoli.
Tuttavia la Chiesa bulgara non ha mai accettato volentieri di essere diretta dai Greci e creò il proprio Patriarcato a Tirnovo dal 1204 al 1393. Con l'occupazione turca, che lasciò ai popoli assoggettati di conservare la propria fede, la Chiesa bulgara fu di nuovo diretta dal patriarcato di Costantinopoli. La liturgia riprese l'uso della lingua greca e non più dello slavo.
Tuttavia i monasteri bulgari, come quelli di San Giovanni di Rila, mantennero le tradizioni intellettuali e artistiche della nazione bulgara.

Dal X° secolo, il cristianesimo bulgaro dovette confrontarsi con il movimento bogomilo, dal nome del prete che lo iniziò, Bogomilo. Condannato dalla Chiesa bulgara nel concilio di Tirnovo nel 1211, questo movimento continuò tuttavia ad espandersi nel territorio dei Balcani durante cinque secoli. D'ispirazione manichea, opponeva la luce e le tenebre, il Bene e il Male. I fedeli erano divisi in "perfetti" e in "uditori". I Bogomili ebbero una discendenza in Francia con l'eresia dei Catari e degli Albigesi.

Il risveglio all'indipendenza del paese negli anni 1860 fu all'origine della formazione di un gruppo cattolico di rito bizantino slavo.

La Chiesa bulgaro ortodossa era di rito bizantino slavo, ma dal XIII° secolo, i mercanti di Ragusa introdussero il rito latino nei loro territori commerciali. In particolare sono stati degli operai del rame venuti dalla Sassia che importarono con loro questo rito, al punto che il papa Clemente III nominò nel 1595 un vescovo di rito latino, Mgr Pietro Solinate.


Il rito latino vissuto male.

Ma i Bulgari ortodossi, come pure i Turchi, sopportavano male questa presenza di cattolici di rito latino. Nel 1688, i Turchi sterminarono i preti e parecchi fedeli cattolici poiché avevano chiamato l'Occidente per fare una crociata contro la potenza ottomana.
Alcuni villaggi tuttavia restarono cattolici dalla parte di Filippopoli (Plovdiv) nel sud del paese e verso il nord, lungo il Danubio.

Molto più tardi è successo un fatto importante. Il risveglio nazionale all'indipendenza del paese negli anni 1860 fu all'origine della formazione di un gruppo cattolico di rito non più latino ma bizantino slavo. Due mila bulgari aderirono alla Chiesa cattolica conservando il loro rito proprio. Il capo di questa comunità, l'arcivescovo Giuseppe Sokolski, consacrato da Pio IX a Roma il 14 aprile 1861, sarà sottratto e rinchiuso da un agente russo in un convento ortodosso di Kiev dove morirà venti anni dopo.
I cattolici bulgari dei due riti, bizantino slavo e latino, dopo le guerre balcaniche (1912-1913) e la prima guerra mondiale (1914-1918) erano ridotti a poco o nulla. Mgr Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII, fu mandato in Bulgaria nel 1925 da Pio XI per essere il loro Visitatore apostolico e poi il loro delegato apostolico.
Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, i cattolici bulgari erano 57.000, meno dell'1% della popolazione totale. Questi cattolici si dividevano in due grandi gruppi, la maggioranza tra loro erano di rito latino e 6.000 di rito bizantino slavo.

 

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