13 novembre:un invito ad incontrare i nostri tre beati martiri  attraverso lo sguardo della fede.

 

“ i gufi e le civette mi piacciono per i loro occhi. Ah! Quegli occhi enormi, occhi da icone! Molto prima di me, hanno letteralmente affascinato i Bizantini. Con loro sono diventati gli occhi del Cristo Pantocrator, quelli della Vergine, degli angeli e dei santi. Bestemmia, sacrilegio? Via…Non vedete, o saggi, non vedete, o assonnati dagli occhi cisposi, uomini e donne dagli occhietti stretti e semichiusi, che Dio ha fatto gli occhi dei gufi e delle civette così enormi affinché fossero occhi che vedono nella notte, quando le cose sono ciò che sono e nient’altro? Per scrutare le tenebre bisogna avere occhi smisurati, gli occhi di Dio stesso. Allora la notte diventa luce. Gli occhi di Dio! Enormi, così enormi che un giorno qualcuno disse: “bisogna chiamarlo Theos”, Colui che vede, si stupisce e si meraviglia…

volti della missione d'Oriente

I gufi…si ostinano a scrutare la notte con i loro occhi rotondi, la notte delle cose, la notte di Dio. Sono là come sentinelle in attesa, pazientemente appollaiate sulle loro fragili zampe, fino a che si levi l’Altro Sole.”
 

Questo piccolo racconto ci aiuta a comprendere cosa significa guardare l realtà con gli occhi della fede. Prima di tutto, bisogna entrare nel tempo di Dio, cioè, nel tempo eterno.

Passato, presente e futuro fanno parte del tempo dell’uomo, ma nel tempo di Dio è possibile rendere presente la nostra storia e possiamo già incontrare il futuro che viene.

La festa dei nostri tre beati martiri bulgari è un’occasione per imparare a guardare le cose con lo sguardo e nel tempo di Dio.

Lo sguardo umano qualche volta ci confonde, ci impedisce di vedere le cose per quello che sono.

È solamente con lo sguardo di Dio che possiamo aprirci un varco nella notte della nostra esistenza e vedere la luce.

I nostri tre martiri ci ricordano non il passato, ma il presente della nostra esistenza, il nostro impegno come fratelli, sorelle, religiosi, laici, per la venuta del Regno di Cristo in noi e nel mondo.

Ci parlano delle prove e delle sofferenze che spesso questo comporta e ci invitano a fare come i gufi e le civette che si ostinano a scrutare la notte con i loro grandi occhi rotondi.

Noi, fratelli e sorelle della comunità di Plovdiv, vogliamo vivere la festa dei nostri beati martiri bulgari, come un momento di comunione e solidarietà con tutti coloro della famiglia assunzionista che si trovano a vivere la notte dell’esistenza, di fronte alle loro prove personali e comunitarie.

In particolare ricordiamo nella preghiera i nostri fratelli e sorelle del Congo, che sono obbligati ancora una volta a confrontarsi con una guerra che sembra non avere mai fine.
 
In un discorso tenuto all’università americana di Harward nel 1978, lo scrittore russo Solgenitsyn diceva: “ il desiderio permanente di possedere sempre più e di avere una vita migliore, e la lotta in questo senso, hanno impresso su molti volti in Occidente, la maschera dell’inquietudine ed anche della depressione,nonostante si cerchi accuratamente di nasconderle…

L’anima umana aspira a delle cose più elevate, più pure di quelle offerte oggi dalle abitudini di una società massificata, forgiata dall’invasione rivoltante delle pubblicità commerciali, dall’abbrutimento televisivo e da una musica intollerabile”


Nella Tradizione Orientale, il vero volto dell’uomo è quello di chi lascia trasparire l’immagine di Dio presente in ogni essere umano.

La maschera o il volto.

I nostri tre beati martiri hanno avuto il coraggio di andare contro corrente per lasciare trasparire in loro il volto di Dio.
 
«Una sera la tartaruga decide di andarsene a fare un giro notturno. Il rospo le dice: “Che imprudenza uscire a quest’ora!”. Ma la tartaruga continua e, mentre fa un passo più lungo dell’altro, si ritrova girata sulla schiena. Il rospo esclama: “ te l’avevo detto!”. È un’imprudenza, ci lascerai la vita!”. Deliziosa, con gli occhi pieni di malizia, la tartaruga risponde: “Lo so bene. Ma per la prima volta vedo le stelle”. Questo è il capovolgimento della fede. »
Che un’imprudenza simile a quella della tartaruga del racconto, possa permetterci di vedere nella notte le stelle di Dio che brillano sulla nostra vita.
 
Buona festa dei nostri tre beati martiri!


 
La comunità assunzionista di Plovdiv
 

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