Le mani nere di Pocrovan

 

Pocrovan è un piccolo villaggio (200/300 persone) vicino alla frontiera con la Grecia. Per raggiungerlo da Plovdiv occorrono circa tre ore e mezzo di macchina.

Non c’è stazione ferroviaria e l’autobus arriva fino a Ivailograd città situata a circa 8 chilometri. Unico villaggio cattolico della regione, la sua storia è molto ricca e significativa. Nel 1925, cioè nel primo anno della sua presenza in Bulgaria come Delegato apostolico, Giovanni Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, vi si recò per visitare la parrocchia ed incontrarsi coi fedeli.

La piccola chiesa dove ancora oggi si celebra in rito bizantino, costruita sulla fondamenta della precedente distrutta dai turchi, conserva ancora una placca commemorativa di questo passaggio.

Pocrovan ha una parte importante anche nella storia degli Agostiniani dell’Assunzione.

 In effetti il padre Assunzionista Ivan Stanev , su richiesta del vescovo Assunzionista di allora, Msg. Stratiev, accettò nel 1975 di diventare parroco  e trasferì la sua residenza in questo luogo isolato.

Il p. Stanev è rimasto al servizio della parrocchia di Pocrovan per 25 anni, fino al momento della sua morte, avvenuta nel 2001.

Dopo la caduta del regime comunista (1989) con l’aiuto di due suore eucaristine, ha potuto svolgere un importante attività di catechesi e di formazione spirituale, fino a quel momento proibita. Situato  in una zona di frontiera, durante il periodo comunista era necessaria un autorizzazione speciale per poter raggiungere il villaggio.

Ancora oggi è possibile vedere lungo la strada i posti di controllo della polizia che impediva il libero accesso al villaggio e alle zone limitrofe. Se non conoscete la strada, vi sarà difficile orientarvi con i cartelli stradali, perché non ce ne sono.

Anche questo era un modo attuato dal regime comunista per esercitare il controllo sulla popolazione limitando la libertà di circolazione.

Dopo la morte del P. Stanev gli è succeduto come parroco il P. Assen Karaguiosoy.

Giovane religioso in formazione in Francia durante il comunismo, il p. Assen non ha avuto la possibilità di rientrare nel suo paese, ed ha trascorso la maggior parte della sua vita in Francia, soprattutto a Tolone.

Ritornato a 75 anni in Bulgaria, dopo il cambiamento di regime, Msg. Xristo, vescovo della diocesi cattolica di rito bizantino – slavo, gli ha affidato la cura dei fedeli di Pocrovan.

Alla fine di dicembre 2005, a causa di una caduta accidentale, è stato costretto ad interrompere il suo ministero e da quel momento è la comunità Assunzionista di Plovdiv che lo ha rilevato, assicurando la messa una volta al mese e nelle grandi feste liturgiche.

E’ una strana esperienza per uno come me, abituato a contemplare il volto di Cristo attraverso i dipinti del Beato Angelico a Firenze, incontrare lo stesso Cristo sui volti dei fedeli di Pocrovan. Volti segnati dal lavoro, dalle pene, e dalle gioie di una vita contadina dura e povera, in un luogo in cui il tempo sembra si sia fermato.

Tuttavia non sono i volti che mi impressionano maggiormente, ma le mani.

Coloro che hanno partecipato ad una liturgia in rito bizantino, sanno che dopo la messa si distribuisce l’anafora, cioè, un pezzo di pane benedetto.

Le persone ricevono nelle  mani il pane che il sacerdote offre loro e gli baciano la mano.

Sono ormai diverse volte che le mie mani si incontrano con quelle dei fedeli di Pocrovan.

Una sessantina di fedeli, per la maggior parte anziani, vengono in fila davanti a me, per ricevere il pane e per baciarmi la mano.

Lo fanno prendendo la mia mano nelle loro mani.  

Mani grosse, nere, incallite dal duro lavoro, si incontrano con le mie, ben curate, bianche, che non hanno mai conosciuto il lavoro dei campi.

In quel momento ho sempre una strana impressione.

Ho la sensazione che le mani di quella gente siano le mani di Dio che prendono le mie e le baciano.

La cosa stupefacente è che non è un impressione, ma la realtà.

Veramente Dio tocca e serve la mia vita.

È bello il Dio di Pocrovan.

Non ho nessuna nostalgia per i dipinti di Firenze, qui Dio è dipinto in un quadro vivente.

P. Claudio

 

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