Tre settimane a Mosca

 

  Devo dire grazie al Capitolo generale se ho potuto trascorrere tre settimane a Mosca. Infatti p. Adrien essendo uno dei delegati ha dovuto abbandonare per tre settimane il suo posto di economo nella piccola comunità assunzionista moscovita; mi è stato chiesto di sostituirlo ed io ho accettato con piacere.

 

Ottenuto il visto, ho lasciato Bucarest il 29 Aprile, giorno del grande digiuno in tutta la tradizione bizantina perché venerdì santo. Infatti era vicina la Pasqua ortodossa. Le due comunità – quella degli Assunzionisti e quella delle Oblate - si trovano una accanto all’altra e nel centro di Mosca: in venti minuti si raggiunge la Piazza Rossa del Cremlino.

La comunità assunzionista è composta da p. Bernard, p. Adrien, due giovani provenienti dal Vietnam e uno dalla Cina: veramente internazionale. La comunità delle sorelle da sr. Maria, sr. Regina e sr. Anna tutte provenienti dalla Romania.  

 

Mosca è una grande città che non solo non ha niente da invidiare alle città occidentali, ma offre lei stessa capolavori di arte, architettura, letteratura, spiritualità da rimanere meravigliati. 

 

Qui in Romania si parla molto dell’occidente e pochissimo della Russia perché il periodo comunista (1948-1989) è stato vissuto come una “dittatura imposta dai Russi”. La politica era comandata da Mosca, a scuola era obbligatorio imparare il russo, si era arrivati persino ad affermare che il popolo romeno era slavo.... Nella gente c’è un’avversione a tutto ciò che proviene dal mondo slavo perché vuole affermare la sua latinità.

 

                     Non posso nascondere la mia emozione nell’entrare nella piccola chiesa di Saint- Louis des Français assieme al p. Bernard Le Léannec, l’attuale parroco. In quella chiesa era stato consacrato clandestinamente vescovo nel 1926, padre Pie Neveu diventato anche parroco di Saint-Louis; in quella chiesa, oltre a lui, ha sofferto anche il suo successore, il padre Braun; all’uscita di quella chiesa sono stati arrestati molti fedeli e portati in campi di lavori forzati. Dal 1938 fu la sola chiesa cattolica aperta nell’intera Repubblica Socialista Russa.  Fa impressione vedere la piccola chiesa circondata da imponenti edifici che all’epoca ospitavano uffici dei servizi segreti  del KGB, fa pensare ai due personaggi biblici, Davide e Golia. A due passi da Saint-Louis il grande edificio Lubianka.

  

 

Durante la prima settimana, assieme alle sorelle, sono andato al monastero della Santa Trinità - situato a una sessantina di chilometri da Mosca - dove è venerato il grande santo della mistica russa: Sergio di Radonej ed è sede dell’Accademia ortodossa e meta di pellegrinaggi. E’ stupendo: maestoso, ricco di arte, di storia, di cultura; c’è da rimanere veramente a bocca aperta soprattutto per me abituato alla semplicità e alla sobrietà dei monasteri romeni. Infatti, mentre in Romania il monastero è piú un centro spirituale, in Russia, oltre a questo, è un centro di vita e di cultura religiosa.

 

Non è mancata la visita alla Dacia, una casa di campagna di proprietà assunzionista a trenta chilometri da Mosca, ben attrezzata pronta ad accogliere anche una ventina di giovani per un fine settimana, un ritiro. Infatti,  ai tre giovani della comunità e alle sorelle ho predicato un ritiro di tre giorni: la quiete e il silenzio non mancavano e nemmeno è mancato l’intervento dello Spirito Santo per farmi capire nelle diverse lingue...

 

Durante la  breve permanenza a Mosca ne ho approfittato per conoscere qualche altra comunità religiosa cattolica. L’Opera don Calabria ha aperto alla periferia di Mosca un centro di accoglienza per bambini orfani: i problemi con la comunità ortodossa non sono indifferenti.. Le Piccole Sorelle fondate da soeur Madalaine le ho incontrate in un appartamento in un quartiere di Mosca; una delle sorelle è presente da quasi trent’anni sul territorio moscovita: la sua esperienza come religiosa l’ha portata ad integrarsi molto bene sia nella parrochia ortodossa sia nella vita quotidiana della città.

Ho notato che le comunità cattoliche presenti sul territorio moscovita non sono molto legate fra di loro, c’è molto individualismo e la collaborazione quasi assente. Motivo? Credo che il motivo principale sia la diversità etnica. Cattolici di origine polonese, francesi, italiani, molti provenienti dall’estremo oriente (Vietam, Cina, Filippine...) sono in cerca di uno spazio (in tutta Mosca – una città di quasi dieci milioni di abitanti - ci sono solo due chiese cattoliche) e di una identità.

Si può parlare di ecumenismo, di dialogo fra la due Chiese sorelle?  In primo luogo si sente la Chiesa Ortodosso molto ferita. La persecuzione contro i cristiani in Russia è stata molto feroce, anzi troppo feroce; ora sta riprendendo a vivere. A mio avviso la Chiesa russa deve fare il proprio cammino senza spingerla, ma essere accanto a lei per conoscerla, amarla, penetrare la sua fede.

 

Mi rendo conto che è troppo poco il tempo della mia permanenza a Mosca per poter dare un guidizio obiettivo e fondato circa le realtà incontrate: sono solo delle impressioni. Una cosa è certa: Mosca è una città che mi attrae molto per la sua storia, la sua cultura, la sua religiosità.

                                                                     

Margineni 09.06.2005

 

P. Celeste Pianezze

 

 

 

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