La Settimana Santa

 

I cristiani di rito bizantino, quest'anno festeggiano la Pasqua il 1 maggio. Durante tutta la Settimana Santa, le celebrazioni liturgiche, molto ricche e suggestive, ci introducono  nella contemplazione della morte e resurrezione del Cristo, e del valore suo salvifico per tutti gli uomini.

Con gioia vi proponiamo di scoprire la bellezza di questa grande tradizione liturgica e tutta la ricchezza della sua spiritualità, seguendo la trama degli uffici della Settimana Santa, fino alla notte luminosa in cui esplode la gioia della Pasqua.

 

 

Il sabato di Lazzaro

Preludio della croce

 

“avendo concluso il cammino dei quaranta giorni… noi chiediamo di vedere la settimana santa della tua Passione”.

È con queste parole dei primi vespri del sabato che precede la domenica delle palme, che termina la quaresima, ed  entriamo nella commemorazione annuale delle sofferenze del Cristo, della sua morte e della sua resurrezione. Essa comincia con il “sabato di Lazzaro”. La festa della resurrezione di Lazzaro, unita a quella dell’entrata del Signore in Gerusalemme, è chiamata, nei testi liturgici: “Preludio della croce”. Questo sabato di Lazzaro, è celebrato come una domenica, si recita cioè, l’ufficio della Resurrezione. La gioia che risuona nella recita dell’ufficio, sottolinea il tema principale: l’avvicinarsi della vittoria del Cristo sulla morte. “La morte comincia a tremare”, è l’inizio di un duello decisivo tra la vita e la morte, un duello che ci dà la chiave di lettura di tutto il mistero pasquale.

 

 

La Domenica delle Palme

Osanna!

 

Dal punto di vista liturgico, il sabato di Lazzaro si presenta come la preparazione della festa delle Palme, giorno in cui si celebra l’entrata del Signore a Gerusalemme. Queste due feste hanno un tema comune: il trionfo e la vittoria. Il sabato ha rivelato il “Nemico”, che è la morte, la domenica annuncia la vittoria, il trionfo del Regno di Dio e il riconoscimento da parte del mondo del suo unico e solo Re, Gesù Cristo.

 

 

Lunedì, martedì, mercoledì.

La fine

Questi tre giorni, che la Chiesa chiama grandi e santi, hanno, all’interno dello svolgimento liturgico della settimana santa, uno scopo ben definito. Essi collocano le celebrazioni nella prospettiva della Fine. Per questo motivo, leggiamo i grandi testi escatologici di Matteo ai capitoli 24, 25 e 26. Il ruolo dei tre primi giorni della settimana santa è proprio quello di metterci di fronte al senso ultimo della Pasqua: quello di rivelarci che il nostro tempo e la nostra vita stanno per finire, e di annunciarci l’inizio della nuova vita, il tempo di Cristo.

 

 

Il giovedì santo

L’ultima cena

 

Due avvenimenti caratterizzano la liturgia di questo giorno: l’ultima Cena e il tradimento di Giuda. Entrambi trovano il loro senso ultimo nell’amore di Gesù. L’ultima Cena è l’ultima rivelazione dell’amore redentore di Dio per l’uomo, dell’amore in quanto essenza della nostra salvezza e della nostra felicità. Il tradimento di Giuda, ci mostra che il peccato,  la morte, la distruzione di se stessi, vengono anch’essi dall’amore, ma un amore sfigurato, falso, che si è allontanato dalla sua sorgente, da ciò che merita veramente di essere amato. Questo è il mistero di questo giorno particolare, in cui la liturgia è impregnata allo stesso tempo di luce e di tenebre, di gioia e di dolore. In  questo giorno veniamo messi di fronte ad una scelta decisiva, dalla quale dipende il destino eterno di ciascuno di noi. La mattina il tropario, dà il tema del giorno: l’opposizione tra l’amore del Cristo e il desiderio insaziabile di Giuda. Nella preghiera dei Vespri, viene sottolineato l’altro polo tragico di questo “grande” giovedì: il tradimento di Giuda. Veniamo così a trovarci di fronte alla consapevolezza che ognuno di noi è luogo di una lotta tra il bene e il male. E’ nel si al bene che si gioca la pienezza della nostra libertà ed il nostro destino di felicità. Dice il testo del Vangelo di Giovanni riguardo a Giuda: “…uscì subito. Era notte.” (Gv 13,30). Uscire dalla luce del Cristo, è consegnarsi alla disperazione delle tenebre.

 

 

Il Grande venerdì

La croce

 

Dalla luce del grande giovedì, passiamo alle tenebre del Venerdì, il giorno della Passione del Cristo, della sua morte e della sua sepoltura. Tuttavia questo giorno del Male, in cui la morte sembra giungere al vertice del suo trionfo finale, è anche il giorno della Resurrezione. La morte del Cristo ci è rivelata come una morte salvifica, una morte capace di donarci la vita per sempre. Al mattino le dodici letture del racconto della Passione, ci fanno seguire passo dopo passo, il Cristo nelle sue sofferenze. Ai Vespri si celebra l’ufficio della deposizione dalla Croce e le letture e gli inni accusano solennemente, coloro che volontariamente e liberamente, hanno deciso di uccidere il Cristo. Il secondo aspetto del mistero di questo giorno è quello del sacrificio d’amore che  prepara la vittoria finale. La luce si fa sempre più viva e nello stesso tempo aumenta la speranza e la certezza che la morte sarà vinta dalla vita. L’immagine di Cristo nel sepolcro, è posta al centro della chiesa ed ogni fedele è invitato a compiere un gesto simbolico ricco di significato: passare sotto il tavolo su cui è posta la rappresentazione della deposizione de Cristo. Questo passaggio rappresenta il passaggio dalla vita alla morte, rappresenta la consapevolezza interiore che solo immergendo la nostra vita nella vita del Cristo, possiamo veramente vivere la Vita Vera.

Il Santo sabato  

 

Il venerdì, dal punto di vista liturgico, si è appena concluso. Per questo la tristezza del venerdì è il tema iniziale, il punto di partenza del Mattino del Sabato. L’ufficio liturgico, è come un ufficio per i funerali, è un lamento su un morto. Ci troviamo davanti al sepolcro di nostro Signore, contempliamo la sua morte, la sua sconfitta. Ma in realtà, questa sconfitta apparente, si rivela come un duello ancora aperto. Le forze del male sembrano trionfare, il Giusto è stato crocifisso, abbandonato da tutti. Tuttavia il vero senso della discesa di Gesù agli inferi, è rivelato in un versetto della liturgia: “O Vita, come puoi tu morire? Come puoi rimanere nel sepolcro?”. E la Vita a questo punto risponde: “Ma è per distruggere la potenza della morte e resuscitare i morti che sono agli inferi”

 

 

I Vespri del Sabato Santo

 

Questo ufficio liturgico, comincia con una composizione originale: i lamenti dell’inferno. L’inferno si riconosce vinto: “Sarebbe stato meglio per me non aver accolto il Figlio di Maria, perché penetrando nei miei possedimenti, ha messo fine al mio potere…” qui è espressa in tutta la sua forza, la concezione orientale della salvezza, come avvenimento che ci strappa dalle mani della morte. La rappresentazione iconografica tradizionale della Resurrezione, è la discesa vittoriosa del Cristo agli inferi, dove libera Adamo ed Eva. Su modello degli affreschi del Santo Salvatore in Chora, a Istanbul, si vede la forza inaudita del Cristo che libera con tutta la sua potenza i nostri primi genitori. La fine di questi Vespri, che comprendono la Divina Liturgia, è caratterizzata dai fiori che il prete lancia nella chiesa, per significare la gioia già presente, di questa vittoria del Cristo.

 

 

La Notte Santa

 

Dopo questa immagine della discesa vittoriosa del Cristo agli inferi, è l’immagine del sepolcro vuoto, che la tradizione orientale, mette in evidenza. La gioia della resurrezione è annunciata e fatta risuonare sul sagrato della chiesa, affinché tutti la possono intendere. Esplode la gioia: i canti, la luce…Viviamo ormai nel Cristo, perché, come dice un versetto della celebrazione: “siamo passati dal non-essere all’essere”. Il peccato che ci separa dalla pienezza della vita in Cristo è vinto. Simbolicamente, le porte dell’iconostasi resteranno aperte per significare questa comunione perfetta che la Resurrezione inaugura. Tutti possono ormai festeggiare questa vittoria, salutandosi durante tutto il periodo pasquale con questa bella espressione: Christos voskrésé,  na istina vosckrésé: Cristo è risuscitato, e si risponde al saluto dicendo: è veramente resuscitato.

 

 

 

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