I nostri tre padri martiri

 

La storia

Suor Michela Gadieva testimone a III suora Eucaristina, cuoca al seminario di Plovdiv racconta:
“Il mattino del 4 luglio 1952, verso le quattro del mattino sono venuti degli agenti di polizia a bussare alle porte e a suonare ininterrottamente il campanello. Noi eravamo stupiti e ci domandavamo che cosa poteva significare quello che stava accadendo.

Naturalmente abbiamo aperto la porta. Erano 7 o 8. Si sono dispersi in tutta la casa per perquisire le camere, i corridoi, gli armadi, il granaio, dappertutto…Ben inteso noi ci eravamo tutti alzati, le suore, i padri e i seminaristi, ma ciascuno restava nella sua camera.

I poliziotti avevano messo un fucile nel letto di un vecchio padre che ha molto sofferto per questi avvenimenti ed è morto qualche mese dopo.

In quel mattino del 4 luglio, hanno arrestato il P. Kamen e il P. Pavel. Mi dissero di dare loro una colazione per la giornata. Noi pensavamo che fosse tutto finito…

Ma due giorni più tardi, allo stesso modo, hanno bussato e suonato alla porta. Era sempre la polizia. Questa volta non hanno perquisito, ma si sono limitati ad arrestare il P. Samuele Djoundrine ed il P. Ivan Stanev. Pochi Padri sono rimasti in libertà: il P. Ivan Vitchev, il fratello maggiore del P. Kamen e il P. Velik che era molto giovane.

Decisero di rinviare alle loro case i seminaristi e di tenere soltanto due suore per i servizi. Qualche tempo dopo abbiamo saputo che i nostri Padri sarebbero stati giudicati, contrariamente ai Padri Damiano e Roberto, imprigionati da due anni senza giudizio.”

Il Padre Velik Vitchev, nipote del servitore di Dio Kamen Vitchev racconta quello che sa degli ultimi giorni dello zio:
“Dopo il pronunciamento della pena nella grande sala n.15 del palazzo di Giustizia a Sofia, fu permesso ai parenti e agli amici intimi dei condannati, un incontro. I condannati non avevano diritto al giudizio d' appello. Ai condannati a morte si permetteva di ricevere tutti i 15 giorni un pacco di 5 chili di mele. Io inviai tre pacchi per posta da Plovdiv a mio zio, il P. Kamen Vitchev. Il mese di ottobre hanno permesso a suo fratello il P. Ivan Vitchev, una visita alla prigione di Sofia.
Ritornando a Plovdiv dopo a visita il P. Ivan Vitchev disse che mio zio, il P. Kamen, era vestito da prigioniero, le mani legate dietro la schiena e incatenato, controllato da due miliziani in uniforme.

Il P. Ivan in quella occasione annunciò a suo fratello, il P. Kamen, che aveva indirizzato a suo nome e a nome della famiglia, una petizione di indulgenza al segretario del Partito Comunista, e allo stesso tempo, Presidente della Repubblica, Velko Tchervenkov. Tale petizione non servì a nulla. Il 16 novembre 1952, non avendo alcuna notizia dello zio Kamen, lo zio Ivan mi pregò di andare a chiedere una visita per lo zio Kamen, nel giorno delle visite dei prigionieri. Alla porta d’entrata ho ricevuto il lasciapassare e alla cancelleria della prigione (vale a dire dal capo) mi hanno detto che era stata eseguita la sentenza, e di venire a prendere il suo corredo. Essendo stato legittimato, mi portarono la coperta nella quale erano avvolti e legati con la cintura dell’abito assunzionista, i suoi pantaloni, nei quali c’erano dei buchi fatti con il fuoco della sigaretta, il suo abito assunzionista, il suo porta monete con dentro qualche leva, il suo cucchiaio, una ciotola in plastica che gli serviva da piatto.

Colui che mi consegnò il corredo aveva una lista e quando gli chiesi in che giorno e in che luogo era stata eseguita la sentenza, guardò e mi rispose: “la lista porta la stessa data”. Era quella del 12 novembre 1952.

In seguito, attraverso le conversazioni con i nostri Padri imprigionati, mi è stato detto che secondo la legge del paese, le esecuzioni si facevano a mezzanotte in presenza del Direttore della prigione, del Procuratore della Repubblica e del medico della prigione. “Dove?”. Risposta: “Dove tutti vengono seppelliti!”

Il pensiero dei nostri tre padri martiri

Il Padre Josaphat
“l’eccellente mezzo di propaganda dell’unità delle Chiese, è quello di mostrare agli ortodossi che i “romani” rispettano i riti orientali; che amano il rito slavo…I Padri latini e i Padri orientali saranno allora uniti nel cuore e nella fede! Come sarebbe bello! E’ necessario che gli antichi tempi di carità e di concordia rinascano; e che il buon "parroco" orientale sogni l’unione con noi”

il P. Gigiof
“Noi restiamo uniti nei sentimenti e nelle preghiere a tutta la Congregazione, ma specialmente alla missione di Bulgaria, alla quale, noi frati bulgari studenti, crediamo di essere chiamati un giorno, a lavorare. Il pensiero di poter lavorare un giorno per l’Unione delle Chiese, ci rende ardenti nella vita interiore e negli studi. L’Unione è l’ultimo augurio di nostro Signore durante l’ultima Cena, il Testamento del Padre ai suoi figli. A noi, con l’aiuto di Dio e come strumenti utili della Congregazione, di realizzarla. Ecco il nostro ideale religioso assunzionista.”
 

“Ci tengo ad esprimere da parte del p. Kamen e di tutti i religiosi, come noi ci sentiamo uniti a tutta l’Assunzione e come è grande la nostra pena per esserne separati a causa di circostanze politiche”
 
“Possiamo continuare a lavorare come abbiamo fatto finora a seminare lo spirito cattolico largo, aperto a tutti popoli, a tutti i riti, a tutti i costumi?. Io credo di sì Padre, malgrado tutte le difficoltà…”

Il P. Kamen

“il nostro principio è di mettere al vertice delle nostre preoccupazioni il bene comune di tutta la Chiesa cattolica in Bulgaria, prima il bene del singolo chiunque esso sia, in seguito il bene dei due riti latino e slavo, che hanno uguali diritti e devono essere salvaguardati soprattutto qui in Bulgaria, ed in terzo luogo vengono i diritti e gli interessi dei diversi Ordini o Congregazioni religiose che devono anche essi essere salvaguardati. Noi Assunzionisti, contiamo di continuare ad esistere , a lavorare , e a svilupparci in Bulgaria senza essere sacrificati a vantaggio di opere affidate ad altri Ordini o Congregazioni."
 

“Prima di tutto dobiamo ringraziare la Divina Provvidenza che fino ad ora ci ha protetti in modo meraviglioso. Malgrado la chiusura del collegio e la partenza dei religiosi occidentali nel 1948, malgrado la dissoluzione della Congregazione e la nazionalizzazione della casa di Plovdiv e di Yamboul nel 1949, malgrado le persecuzioni, gli imprigionamenti, gli ostacoli di ogni sorta e l’inquietudine costante per il domani, noi siamo ancora in vita, godiamo di una libertà relativa, che ci permette di mantenere l’essenziale della nostra vita religiosa e della nostra attività apostolica”

“Le missioni fanno parte integrante del ministero assunzionista. La più antica tra queste, che fra una decina d’anni festeggerà il suo centenario, la missione di Bulgaria, è stata fortemente provata durante gli ultimi quarant’anni, soprattutto per le conseguenze della seconda guerra mondiale e l’onda comunista che si è infranta sul paese dopo il 1944. Noi abbiamo la ferma fiducia che essa non perirà nella tormenta, perché essa è stata voluta da Dio e dal nostro venerabile fondatore, benedetta a più riprese dai Santi Pontefici e fecondata dai sudori apostolici e dai sacrifici di una pleiade di missionari durante più di cento anni. Il suolo apparentemente ingrato fino ad ora darà all’ora stabilita dal Padrone della messe, un’abbondante raccolto. Con questa fiducia nel cuore cerchiamo di mantenere quello che resta delle belle opere di un tempo e di preparare un avvenire più consolante”
 

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